Le Opere della Chiesa


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I TESTI DI QUESTA PAGINA SONO TRATTI DA "PARROCCHIA SS. NICOLO' ED ERASMO - GUIDA STORICO - ARTISTICA"

La Chiesa è a croce latina e a tre navate divise da colonne binate; una caratteristica, quest'ultima, assai rara nel barocco ligure.
Il nostro itinerario comincia dalla navata sinistra.

ALTARE DI SAN FILIPPO NERI

Costruita dalla Nobile famiglia Donghi, la cappella ci offre molte opere d'arte, tra le quali citiamo la "Pala d'Altare" di Gioacchino Assereto (1600-1649), rappresentante San Filippo Neri, il paliotto d'altare di marmo intarsiato con al centro un motivo floreale scolpito, le colonne mezze tortili e il fastosissimo cartiglio barocco, con due angioletti di marmo scolpito.
Purtroppo, escluso la "Pala", non abbiamo nessun dato riguardo l'autore e all'anno di realizzazione dell'altare, comunque sappiamo che gli stucchi e le cornici sono di Francesco Giana, che li eseguì nel 1665 sotto compenso di 22 lire, e che le opere in calce in fondo facciata sono da attribuire a Gio Caneva, che ebbe in pagamento 20,12 lire. I quadretti del pavimento costarono, invece, 48 lire.

ALTARE DI SAN SEBASTIANO

Sull'altare successivo troviamo il dipinto che raffigura il "Martirio di San Sebastiano".
La "Pala d'Altare", opera di Orazio Ferrari, che l'eseguì nel 1630 fu fatta dipingere per volontà della "Compagnia dei Camalli" o di "San Sebastiano"; le due colonne ai lati sono di marmo verde di Polcevera.

ALTARE DI SANT'ANDREA

Questa è un'opera di Andrea Ansaldo, pittore voltrese, il cui atto di battesimo è registrato presso l'archivio parrocchiale di Sant'Erasmo e porta la data del 24 agosto 1584; l'atto di morte, che si trova nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, lo definisce "pictor egregius et magnae existimationis", a conferma del prestigio conquistato, ed è stato redatto il 18 agosto del 1638.
Il dipinto è il "Martirio di Sant'Andrea" attribuito inizialmente a Gio Domenico Cappellini e solo nel 1971, da Castelnovi all'Ansaldo.
Il quadro si ambientava nella cappella della vecchia chiesa di Sant'Erasmo; la nuova cappella familiare, nella parrocchiale ricostruita, risulta pressoché ultimata nel 1669. La tela dovrebbe rimanere compresa all'interno del periodo 1620 - 1625.

TRANSETTO SINISTRO - SAN GIOVANNI BATTISTA

L'Altare di San Giovanni Battista forma il lato della croce chiamato transetto sinistro, il quale per la ricchezza dei marmi, è quasi superiore a quello dedicato a San Carlo; chi se ne godeva il "patronato" era il signor Bartolomeo Dongo.
La pregevolissima "Pala" rappresentante la "Natività del Precursore" è da attribuirsi a Luca Cambiaso; l'affresco della volta che raffigura la Gloria del Santo, è stato eseguito nel 1766 per un costo di 150 lire.
In fatti dal libro di Masseria in data 1°agosto, si constata la spesa suddetta "per le due invetriate fatte alla moderna alla Cappella di San Giovanni Battista, in occasione che l'Illustrissimo Antonio Ottonello, q.M. Giuseppe, ha fatto pitturare e indorare detta Cappella".

CAPPELLA CROCIFISSO

Eccoci giunti all'altare "nave" della navata sinistra, che presenta notevoli opere d'arte, oltreché marmi e pitture con stucchi dorati.
Notiamo subito due belle colonne di Brocatello di Spagna, costruite a spirale con scannellature; le parti laterali sono decorate ad imitazione del marmo e davvero commendevoli per la perfezione del lavoro che illude i profani "a segno di sembrare vero marmo".
Dalle due tavole, raffiguranti una Santa Caterina da Genova e l'altra la Presentazione di Gesù al Tempio, la prima è opera del Piola, la seconda è di autore incerto. L'affresco sulla volta è stato dipinto da uno dei Carlone.

CAPPELLA MAGGIORE - L'ALTARE MAGGIORE:

Costruito nel 1667 da G.B. Casella e Dionisio Corte, è in marmo intarsiato con doppio ordine di colonne binate; al centro, fra i due angioletti, si nota uno scudo traforato che fa intravedere le reliquie dei Santi.
Le decorazioni marmoree ai lati del presbiterio sono di Angelo Ortelli, che le ultimò nel 1883, mentre gli ornati in stucco devono essere attribuiti a Pietro Lavarello che li eseguì coadiuvato da Gio Batta Buffa negli anni compresi fra il 1868 e il 1881. Agostino Origone provvide alla doratura degli stucchi, terminata nel 1869; la porticina del Tabernacolo è di Ponsonio Domenico e risale al 1763.

GLI AFFRESCHI

Sulla volta del presbiterio Francesco Semino eseguì, nel febbraio del 1870, "La S.S. Trinità in atto di incoronare la Vergine" e fu anche autore del dipinto "I S.S. Nicolò ed Erasmo in Gloria", che si trova nel catino del coro.
Nel principio del 1887 Tullio Quinzio eseguiva il grande affresco dell'Abside, sul fondo del coro, rappresentante "Sant'Erasmo liberato dal carcere".
Per quanto riguarda le immagini del nostro Patrono, nel novembre del 1886 Luigi Gainotti dipingeva nella parte destra del presbiterio "La carità materiale di San Carlo"; nell'ottobre del 1888 Santo Bertelli ritraeva nella parete sinistra "La Carità spirituale".
Il costo di ogni dipinto è stato di 2.500 lire.

IL CORO

Terminato il 4 aprile del 1721, presenta due ordini di stalli superiori e inferiori in legno intagliato di pregevole fattura, autori dei quali è il voltrese Giovanni Battista Piccardo.
Gli stalli superiori sono divisi da colonnine in legno con capitelli riccamente intagliati, sorrette da mensole a voluta molto pronunciata.
L'Arciprete del tempo scriveva a proposito: "1720, 5 agosto si è dato principio alla fabrica delle scanzie in coro di tavole di noce e terminate il 4 aprile dell'anno 1721, essendosi spese per esse lire 4.000 circa e queste fatte da diversi benefattori".
Anche gli ufficiali della Comunità si interessarono perchè il lavoro fosse eseguito con quella ricchezza che richiedeva il magnifico tempio e in data 7 aprile elessero una commissione per la "fabrica delle scanzie o stalli del coro" composta da diversi membri tra i quali Gambino Geronimo e Gio Agostino Ottone.

LA CUPOLA

Trovandoci davanti al presbiterio non possiamo non guardare in alto: ecco la maestosa cupola costruita nel 1714 sotto il "capo d'opera" Lago Maggiore coadiuvato da Giacomo Viano.
Gli stucchi sono di Gio Sferalta e costarono 854 lire; l'affresco è opera di Carlo Bensa da Sestri, fu eseguito nel 1780 e rappresenta "La cacciata degli angeli dal Paradiso".
La spesa complessiva è stata circa di 10.000 lire. Gio Batta Lava ha preteso 1.100 lire per "ciappe o abaini"; per le pietre Nattino Andrea è stato pagato con 396 lire.

IL PULPITO

Il Pulpito è opera di gran valore eseguita da Anselmo Quadro nel 1678, per 400 lire.
Possiamo ancora notare la varietà dei marmi policromi intarsiati, già visti e ammirati nella Cappella del Rosario, che presenta lo stesso stile di lavorazione tipico dell'epoca.

ALTARE DEL ROSARIO

Costruito nel 1679 su disegni di Anselmo Quadro, osiamo definirlo "l'Altare più bello della Chiesa" per la sua varietà dei marmi policromi intarsiati; accerscono l'insieme dieci pregiatissime tavole del Piola, rappresentatni i Misteri Gaudiosi e Dolorosi. Le quattro superbe colonne a spirale di marmo rosso di Francia rendono più grande e imponente la nicchia, dove è posta la colossale statua marmorea, "La Vergine seduta con Bambino", opera pregiata di Domenico M. Parodi, valente artista genovese.
Sulla volta troneggia il maestoso affresco di uno dei Carlone, raffigurante i Misteri Gloriosi.

TRANSETTO DESTRO - CAPPELLA DI S. CARLO

La Cappella fu edificata verso il 1668 a spese della comunità e quindi si hanno poche notizie dei registri della "fabbrica".
In particolare, si nota il paliotto dell'Altare che risulta di pregio poco inferiore a quello dell'Altare Maggiore; le maestose quattro colonne di marmo nero di Portovenere sono opera di G.B. Casella e Dionisio Corte.
La pregevolissima ancona è del voltrese Andrea Ansaldo e rappresenta il Santo a capo di una processione penitente; nella volta Giuseppe Galeotti dipinse "San Carlo in Gloria" che, osserva l'Alizeri, è "forse più esatto che altrove".

ALTARE DI S. LUCIA

Fatta costruire per volere dei cartai, la Cappella è un gioiello d'arte; il costo dell'operazione fu di 2.000 lire, con le quali ne venne pagato l'autore, Giuseppe Ferro.
La "Pala" è stata eseguita dal nostro Andrea Ansaldo, che rappresentò "La Santa in atto di ricevere il Pane Eucaristico". L'affresco sulla volta è da attribuire, invece, a Carlo Bensa e fu realizzato nel 1730; gli ornati sono del voltrese Giuseppe Canepa.
L'ambientazione del "viatico" è notturna e presenta una doppia prospettiva di edifici sullo sfondo, a cui si contrappone la "storia" vera e propria rappresentata dall'immagine. Il volo di un angioletto con i simboli del martirio collega la zona superiore del quadro - dove San Giovanni Battista Evangelista affianca la Madonna col Bambino - all'inferiore, più popolata e segnata da contrasti di chiaro - scuro. La candela del diacono inginocchiato a sinistra illumina la figura della Santa morente, sorretta da due angeli, sul punto di essere comunicata dal vescovo. In primissimo piano si notano i tizzoni sul terreno e il punteruolo impugnato da una poderosa figura maschile: tutti tentativi falliti di martirizzare S. Lucia.

CAPPELLA DI SANT'ERASMO

La Cappella fu fatta costruire nell'aprile del 1665, dai marinai e dall'Oratorio di S. Erasmo. L'ancona è di Francesco Campora (? - 1763) mentre l'affresco sulla volta è di Francesco Galeotti; gli ornati sono opera di Giuseppe Canepa.
Il prezioso paliotto di marmo bianco e nero, come lo zoccolo di bardiglio, sono dello scultore Gian Andrea Torre, che li eseguì nel 1789 dietro compenso di 126,16 lire.
Da notare l'armonia della composizione delle figure e il rilievo dato alla Vergine, dalla quale le immagini dei due Santi acquisiscono luce e dolcezza.

CAPPELLA DELLA PIETÀ

Fatta costruire dalla nobile famiglia degli Ansaldo, la cappella della Pietà o delle Anime è ricca di marmi e stucchi: vi si ammirano due grosse colonne di "verde di Polcevera" e l'affresco sulla volta (piuttosto "provato dalle candele") del pittore Santo Tagliafico. La pala è opera pregievolissima di Domenico Piola e rappresenta "La Vergine con Gesù morto".
I marmi dell'Altare sono di Gian Andrea che li eseguì nel 1789 sotto compenso di 208 lire; sulla parte di fondo affrescò il nostro Giuseppe Canepa nel 1792 per una somma di 100 lire.

ORGANO

Sopra il portale d'ingresso è posto il grandioso organo donato nel 1901 dal comm. Giovanni Tassara della ditta Bossi - Vergezzi; prima dell'attuale le cronache ne ricordano un altro, offerto da Tommaso Roccatagliata, particolarmente imponente poiché posto su di una splendida orchestra di marmo bianco.

NAVATA CENTRALE

Partiamo dalla controfacciata. Le due tavole ad olio poste ai lati della porta maggiore sono opera di Giuseppe Canepa, mentre al prospettiva sotto l'organo è da attribuire a Nattino da Sestri, che l'eseguì nel 1804 e ricevette 60 lire. Le dodici colonne di marmo che dividono le navate sono di Giacomo Porta e furono disposte nella "fabbrica" nel 1663, sotto compenso di 875 lire ciascuna. Il cornicione e gli stucchi sottostanti sono stati realizzati da Gio Pietro Riva nel luglio dello stesso anno e terminati nel dicembre del 1664.
Le tre grandi medaglie ad affresco sulla volta sono opera del pittore Carlo Bensa da Sestri, anno 1780. Le balaustre dell'Altare Maggiore e dei due collaterali, in marmo rosso di Svizzera, furono donae da Agostino Muzio nel 1686, mentre le quattro pile dell'acqua benedetta sono opera del marmaro Gio Tommaso Orsolino, che l'eseguì nel 1669 sotto compenso di 260 lire, così suddivise: 100 lire per le due pile rotonde in fondo alla chiesa e 160 per le due arselle.
Notevole è il pavimento di marmo, opera di Leonardo Solaro, chiapparolo di Genova, che proseguì il lavoro cominciato nell'aprile del 1665 da Antonio Caneva; si divisero le spese i diversi "patroni" delle cappelle e i benefattori.
Il Battistero antico, che si nota a destra in fondo alla navata, è stato eseguito dal marmaro Giuseppe Ferro; lo scolpì nel 1666 e venne ricompensato con 72 lire.

SAGRESTIA

La Sagrestia antica era l'andito a tramontana, cioè la parte sinistra del coro, mentre quella attuale, molto più ampia, è stata ceduta nel 1722 da Gio Battista Ansaldo per 4.400 lire.
Il lavabo in marmo fu donato da Andrea Muzio nel 1665; i mobili, riccamente intagliati, vennero acquistati dal cassiere della masseria Giacomo Ottonello il 12 aprile 1739 dai Padri Carmelitani di S. Carlo in Genova e costarono 1.625 lire.

Testi: M. Carlini - G. Durante - non c'è Copyright.


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